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Lo
sconfinato senso del dovere ed il coraggio spinto sino all’eroismo
sono gli elementi epici utilizzati dal Jules Verne per caratterizzare il
protagonista del romanzo “Michele Strogoff, il corriere dello Zar”.
Sullo sfondo la rivolta dei Tartari ed il tradimento di un rinnegato
fanno da cornice alle avventure dell’eroico corriere incaricato di
attraversare il territorio russo per consegnare un importante messaggio
nella capitale della Siberia. Ma il viaggio è, ancora una volta, il
grande tema: treni, battelli, slitte, teleghe e tarentass, traghetti,
persino blocchi di ghiaccio sono i mezzi che i personaggi utilizzeranno
nel corso delle loro avventure. Tematiche intriganti per il mondo delle
marionette sempre pronto ad affrontare con grande spiegamento di trucchi
scenici e di ricostruzioni ambientali uno dei più grandi romanzi di
avventure, dove le differenti caratterizzazioni dei protagonisti
confluiscono a dare smalto ad un episodio della storia russa rivissuto
fra realtà e fantasia.
Al
contrario de “Il giro del mondo in 80 giorni” che, nel repertorio
della Compagnia Carlo Colla e Figli fin dal 1897 e non più
rappresentato dal 1938 a causa delle tematiche in esso contenute
riferentesi alle leggi razziali del regime fascista, fu riproposto in
una nuova edizione al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1992, lo
spettacolo “Michele Strogoff” è stato scritto nel gennaio del 2004
espressamente per la città di Bordeaux.
La
scelta è caduta su questo romanzo piuttosto che su altri forse più
“fantascientifici” proprio per alcuni elementi di particolare
incidenza didattico-pedagogica e per la innegabile spettacolarità di
alcune situazioni.
Il
corriere dello Zar è senza dubbio un eroe, non per caso ma per scelta.
Fedele sino al sacrificio estremo, coraggioso sino all’eccesso, è
l’eroe per eccellenza perché reso tale dal dovere che gli è
affidato. Ed è un eroismo, il suo, non soltanto epico ed epicizzante,
ma politico, cioè finalizzato al bene comune: salvare la capitale della
Siberia dall’invasione dei Tartari ribellatisi alla sovranità dello
Zar.
Michele
Strogoff vive di lealtà e di coraggio al contrario del traditore Ivan
Ogareff, il suo antagonista, dedito all’inganno, alla menzogna e alla
crudeltà. Niente può fermare questo eroe, neppure gli affetti delle
due donne chiamate a dividere con lui l’eroica impresa: Marfa, sua
madre, e Nadia, colei che diventerà sua sposa!
Il
viaggio che egli compie non è soltanto la celebrazione di età
positivista dei mezzi di comunicazione (dal treno al battello, dalle
slitte ai carri, persino ai blocchi di ghiaccio sul fiume Angara) che
gli permettono di compiere la missione affidatagli (anche lui, come il
protagonista de ”Il giro del mondo in 80 giorni”!) ma è soprattutto
reminiscenza di una classicità che, da Ulisse, al cavaliere medioevale
Guerrino Meschino, a Dante, a Don Chisciotte, trasforma il viaggio da
semplice “andare” ad un arricchimento interiore, ad un ritrovamento
di sé e degli altri in una dimensione umana più ricca ed armoniosa.
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