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La favola dei fratelli Grimm con le marionette della compagnia 
«Carlo Colla e figli»
 Un pifferaio e 390 topolini

 

Corriere della Sera

20 febbraio 1997


di Giuseppe Tesorio

La scena è strepitosa: i topi, con tanto di baffi e codino, sono ben 390 e l'effetto dell'invasione lascia lo spettatore incantato. Ci sono poi vivaci cortei di comparse, come quello dei birrai al tempo della vendemmia. I costumi si ispirano agli abiti che appaiono nei dipinti del castello di Issogne in Val d'Aosta: il gusto della Sassonia fiabesca attraversa tutto lo spettacolo. E sono solo marionette.

Questa volta, gli artisti della Carlo Colla e figli, si sono misurati con i fratelli Grimm, scegliendo, per il loro nuovo allestimento, una favola nata per essere narrata con pochi elementi spettacolari. Pensare che «Il pifferaio magico» potesse essere recitato dalle «teste di legno» era davvero troppo. Ma l'impresa è stata un'attrazione fatale per tutto l'Atelier della storica Compagnia, in via Montegani 35. Così, rispolverate le macchinerie della tradizione teatrale barocca, ecco in locandina, da domani, alle 21, «Il pifferaio magico», fiaba in due tempi di Eugenio Monti Colla, ispirata al lavoro dei fratelli Grimm, con musiche di Danilo Lorenzini e Giu­seppe Azzarelli. 

«Il pifferaio magico» della Carlo Colla e figli è un vero e proprio kolossal, con cento marionette create per l'occasione, facendo un largo uso della tipologia grottesca. Nuove sono pure le scenografie e i costumi. Nella colonna sonora si alternano brani cantati, pantomime, danze e preludi.

Nella favola dei fratelli Grimm c'è soltanto un «brutto sogno». I nobili della città scacciano il poeta zoppo, un intruso, un diverso. Gli abitanti non capiscono, allontanano dal villaggio anche i cani e i gatti («perché gli animali e la poesia fanno perdere tempo e non producono denaro»). Poi, la punizione, l'invasione dei topi, il brutto sogno appunto. Ma la poesia vince ancora.

 

 

 

Cento marionette e trecentonovanta topi per raccontare la magia del Pifferaio

 

La Padania

13 marzo 1997

di Laura Giacobazzi


La nota fiaba dei fratelli Grimm Il Pifferaio magico si dimostra an­cora attuale e ricca di messaggi per i giovani d'oggi. La sceneggiatura operata con molta ironia da Eugenio Monti Colla per il teatro di Montegani è ricca di riferimenti al mondo d'oggi: gli abitanti del piccolo borgo infatti sono arroganti, superficiali e meschini. Pensano solo a se stessi e cacciano coloro che (come i gatti e i cani) non producono benessere. Turbando l'equilibrio dell'ambiente però si ritrovano con l'enorme pro­blema dei topi che proliferano e riempiono la cittadina. Per questo promettono al pifferaio che, se li libera dal flagello dei ratti, lo renderanno ricco.

Il musicista si cimenta nel­la sua impresa, ma il borgomastro non vuole più consegnargli il premio promesso. Per questo il pifferaio minaccia di liberare il borgo anche da tutti t giovani e prende a suonare, seguito da tutti i bambini del paese. Saranno una vecchia e un poeta zoppo a far ragionare gli abitanti del paese e a convincere il pifferaio a de­sistere dalla sua terribile decisione. Tutti i giovani tornano quindi felicemente in un paese un po' migliore di prima e il poeta zoppo lascia la stampella e cammina. Un finale da fiaba stemperato dal commento della vecchia saggia che fa notare che l'importante non è la guarigione miracolosa, ma il piccolo cambiamento che è avvenuto nel cuore di tutti gli abitanti. Lo spettacolo si conclude con il saluto del pifferaio che afferma: «Io sono una persona che voi potrete ritrovare sempre nelle azzurrità, a cavalcioni della Luna, dove i sogni si mescolano con i pensieri».

Per rappresentare Il pifferaio magico sul palco dell'atelier Carlo Colla “recitano” ben 390 topi e 100 nuove marionette (con abiti ispirati a Val d'Aosta e Sassonia)! Un vero colossal ric­co di musiche, personaggi, cortei, pantomime e di cambi di scenografie. Uno spettacolo che sa parlare ai piccoli, ma ricco di un gusto satirico e di profondi significati rivolti ai grandi.

 

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