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di Giuseppe Tesorio
La
scena è strepitosa: i topi, con tanto di baffi e codino, sono ben
390 e l'effetto dell'invasione lascia lo spettatore incantato.
Ci sono poi vivaci cortei di comparse, come quello dei birrai al
tempo della vendemmia. I costumi si ispirano agli abiti che
appaiono nei dipinti del castello di Issogne in Val d'Aosta: il
gusto della Sassonia fiabesca attraversa tutto lo spettacolo. E
sono solo marionette.
Questa
volta, gli artisti della Carlo Colla e figli, si sono misurati con
i fratelli Grimm, scegliendo, per il loro nuovo allestimento, una
favola nata per essere narrata con pochi elementi spettacolari.
Pensare che «Il pifferaio magico» potesse essere recitato dalle
«teste di legno» era davvero troppo. Ma l'impresa è stata
un'attrazione fatale per tutto l'Atelier della storica Compagnia,
in via Montegani 35. Così, rispolverate le macchinerie della
tradizione teatrale barocca, ecco in locandina, da domani, alle
21, «Il pifferaio magico», fiaba in due tempi di Eugenio Monti
Colla, ispirata al lavoro dei fratelli Grimm, con musiche di
Danilo Lorenzini e Giuseppe Azzarelli.
«Il
pifferaio magico» della Carlo Colla e figli è un vero e proprio
kolossal, con cento marionette create per l'occasione, facendo un
largo uso della tipologia grottesca. Nuove sono pure le
scenografie e i costumi. Nella colonna sonora si alternano brani
cantati, pantomime, danze e preludi.
Nella
favola dei fratelli Grimm c'è soltanto un «brutto sogno». I
nobili della città scacciano il poeta zoppo, un intruso, un
diverso. Gli abitanti non capiscono, allontanano dal villaggio
anche i cani e i gatti («perché gli animali e la poesia fanno
perdere tempo e non producono denaro»). Poi, la punizione,
l'invasione dei topi, il brutto sogno appunto. Ma la poesia vince
ancora.
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