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Il
19 marzo 1870 fu eseguita per la prima volta alla Scala di Milano
un’opera di un compositore fino ad allora del tutto sconosciuto: “Il
Guarany” del brasiliano Carlos Gomes. Il successo fu sensazionale.
Arrigo Boito, il cui “Mefistofele” era stato fischiato
proprio alla Scala due anni prima, paragonò l’opera di questo giovane
compositore venuto dal “nuovo mondo” alle opere di Verdi. Lo stesso
Verdi giudicò in modo positivo “Il Guarany” e definì Gomes
un “vero genio musicale”. Le successive opere di Gomes, composte per
la Scala (“Fosca”, “Maria Tudor” e “Condor”)
non ebbero neanche lontanamente il successo del “Guarany”,
che rimane una pietra miliare nella storia della musica e del teatro del
Brasile. “Il
Guarany” entra nel repertorio del teatro marionettistico pochi anni
dopo il successo ottenuto sul palcoscenico del Teatro alla Scala nel
1870. Dalla formazione di Antonio Colla (primo della stirpe a porre
piede al Teatro Gerolamo di Milano nel 1885), lo spettacolo passa in
seguito nel repertorio della Compagnia Carlo Colla e Figli (approdata al
teatrino di Piazza Beccaria nel 1906 ed ivi rimasta stabilmente sino al
1957) che ne cura diverse edizioni sino al 1939, quando la censura del
regime ne proibisce le rappresentazioni in ottemperanza alle leggi
razziali. Lo
spettacolo segue fedelmente la trama del libretto dello Scalvini
accentuandone, però, l’aspetto epico-avventuroso ed evitandone alcuni
luoghi comuni poco idonei al “linguaggio” marionettistico ed
all’azione teatrale che nelle marionette è susseguirsi serrato di
recitazione e di movimento di massa. Risultano evidentemente
privilegiate le grandi scene del ritorno dei cacciatori e della
preghiera nell’atto primo, la caserma degli avventurieri nell’atto
secondo, l’accampamento degli Aimorè nell’atto terzo, il crollo del
castello nella scena finale dell’atto quarto. Ai recitativi è stato
sostituito in dialogo che accentua l’aspetto esotico avventuroso della
trama, nel rispetto del “recitare ottocentesco”, e che rende più
evidenti alcuni caratteri dei personaggi che nel testo originale seguono
pedissequamente alcune tipologie tradizionali del melodramma (vedasi
l’entrata del soprano seguita dalle damigelle nell’atto primo, la
scena della seduzione e il finale nell’atto secondo). A rendere più
evidente il pathos dell’azione, il
testo per marionette ha introdotto altri personaggi il cui scopo è solo
quello di vivacizzare alcuni momenti dell'azione: un servo portoghese
(un tempo interpretato dalla “maschera” Gerolamo), la governante di
Cecilia, la zingara. Al gioco teatrale evidente nella presenza di due
servi (per i quali è inevitabile il lieto fine) si è affiancata
l’immagine della gitana complice degli avventurieri, controcanto alla
purezza e alla dolcezza della protagonista, reminiscenza della
Preziosilla verdiana o delle gitane di Bizet.
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