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Il Gatto appeso a un filo 
Le marionette dei Colla reinventano Perrault

 

Panorama

18 gennaio 1987



di Carmen Covito

Arcigne, maligne, grinzose, rabbiose, maliarde, codarde, abbiette, vegliarde, le streghe noi siam»: con la faccia di un bel verde pisello o viola ciclamino, agghindate di rasi sbrindellati come dame infernali, le figure saltellano fra gufi e pipistrelli. Che siano streghe è fin troppo evidente, ma loro devono dichiararlo in versi e in musica, perché appartengono all'universo delle marionette: il più ammiccante, ambiguo e artificioso dei possibili mondi del teatro.

Apparizioni magiche, trasformazioni a vista, animali danzanti, incendi e temporali, macchinerie barocche, scenografie naif e fulminanti strizzate d'occhio ai generi teatrali più alti compongono Il gatto con gli stivali, «grandiosa féerie coreografica recitata e cantata in sei quadri» di Carlo II Colla, uno storico mini-kolossal per marionette che la Compagnia Carlo Colla e Figli presenta dal 14 gennaio all'8 febbraio al teatro Litta di Milano in un nuovo allestimento prodotto dal Crt Milano per la regia di Eugenio Monti Colla.

Dopo l'incantevole messin­scena della Tempesta di Shakespeare nella traduzione di Eduardo De Filippo, i Colla tornano con questa grand opéra comique per marionette al recupero filologico dello strepitoso repertorio otto­centesco della compagnia (avevano cominciato nel 1968 con il Ballo Excelsior, che due troupe della compagnia hanno portato di recente anche a Melbourne e a Charleston per le locali edizioni del Festival dei Due Mondi).

Il copione manoscritto del Gatto con gli stivali è datato 1898: sulla scarna struttura della celebre fiaba di Perrault, Carlo lI Colla innesta scene di massa, storie d'amore, vivaci caratterizzazioni, arie cantate e pas de deux  romantici.

Nella versione originale agivano un centinaio di marionette, accompagnate da cantanti nascosti fra le quinte e dall'orchestra del teatro Gerolamo, diretta dal maestro Camesasca, autore delle musiche di scena. Oggi la musica è eseguita, sempre dal vivo, da cantanti e orchestra del teatro Litta, ma le marionette sono diventate più di duecento: Eugenio Monti Colla, alla ricerca delle radici colte della fiaba, ha immaginato infatti un prologo che si svolge alla corte di Versailles.

Nel più pieno rispetto di una filosofia della spettacolarità che prende avvio dal melodramma ottocentesco e dalla grande maniera del «coreodramma» pantomimico neoclassico alla Viganò, assistiamo a un fantasmagorico ricevimento di un'ambasceria orientale, alla fine del quale Charles Perrault in persona e in miniatura viene a offrire il suo libro di fiabe al Re Sole e al pubblico.

Il sipario si riapre, ed ecco in scena i personaggi della fiaba: l'ingenuo Nando, trasformato in marchese di Carabas dalla furbizia del gatto Barivel, convolerà a fastosissime nozze con la principessa Farabalà, ma solo dopo una sequela di balletti, di comi­che avventure e di vertiginosi colpi di teatro.

Vistosamente di carta dipinta, le scenografie sono quelle originali della belle époque: le marionette, materiale vivo in continuo restauro e riutilizzo, sono invece in gran parte ricreate sugli antichi modelli e muovono la bocca, le sopracciglia e gli occhi, inseguendo il realismo.

L'effetto è un paradosso che farebbe impazzire Gordon Craig e manderebbe in estasi Kleist: più le teste di legno simulano l'espressione umana, più la cifra grottesca emerge chiara, sottilmente inquietante.

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