|
|
|
AIDA CON
DUECENTO MARIONETTE
Parti recitate, cantate e danzate: rivive
la tradizione ottocentesca |
|
Corriere
della Sera |
|
7 marzo 2001 |
|
di Claudia Cannella
La
predilezione per il melodramma Verdiano nei repertori delle compagnie
marionettistiche della seconda metà dell'Ottocento aveva due importanti
ragioni, una di tipo estetico e l'altra di carattere «socio-politico».
Nel primo caso, il gusto imperante l'esotico o per le grandi azioni eroico-coreografiche trovava terreno
fertile, e a budget limitato, nelle riduzioni per marionette; nel secondo,
Le passioni civili e politiche che avevano animato l'Italia di quegli anni
continuavano a mantenersi vive proprio su quei piccoli palcoscenici di
legno e di carta. Per non parlar del fatto, ma di questo i marionettisti
erano complici involontari, che il mondo del melodramma e del balletto
poteva raggiungere solo in questo modo i più differenti strati sociali,
in una sorta di inconsapevole missione culturale. La Compagnia
marionettistica Carlo Colla e figli, di opere verdiane ne ha in repertorio
parecchie («Macbeth», «Giovanna d'Arco», «La forza del destino», «I masnadieri», «La battaglia di Legnano», «Nabucco») e, dopo
l'incantevole «Trovatore» presentato qualche mese fa, completano il
progetto «Viva Verdi», pensato per celebrare il centenario della morte
del grande compositore, con l'allestimento di «Aida», in questi giorni
al Teatro Studio.
In quell'affascinante miscuglio di cultura filologica e alto artigianato,
che da sempre contraddistingue il lavoro della compagnia, la tradizione
ottocentesca, con il suo alternarsi di parti cantate (l'edizione musicale
è quella diretta da Toscanini nel 1949), recitate e danzate, è pienamente
rispettata, così come l'ambientazione (in ben sette quadri) e i personaggi
(circa 200 marionette).
Ma se nell'opera Verdiana la triste storia della schiava etiope Aida e
del condottiero egiziano Radames era destinata a concludersi con l'atroce
morte dei due protagonisti orchestrata dalla principessa Amneris, a sua
volta innamorata del giovane, per le marionette arriva il colpo di scena:
il sepolcro esplode, il tempio crolla e i due innamorati fuggono in barca
sul Nilo. Un lieto fine che seguiva il gusto di un pubblico popolare poco
incline alle vicende a tinte fosche, ma che nulla toglie a questo
autentico capolavoro di «grandeur» in miniatura. Da non perdere.
|
|
Com’è
bella la mini Aida in marionette |
|
La
Repubblica |
|
10 marzo
2001 |
|
di Angelo Foletto
Una meraviglia, perfino meglio di quanto si poteva
ricordare. Il ritorno dell' Aida con le marionette dei Colla, al
teatro Studio fino a domenica 18 marzo, vale almeno quanto 1'Aida non meno
bonsai messa provocatoriamente in scena a Busseto un mesetto fa, e paradossalmente
qualcosa di più, in quanto a suggestione scenografica, anche rispetto
alla spettacolare ricostruzione del Trionfo scaligero proposta dalla Mostra
Verdi di Palazzo Reale. Perché, al solito, una regia dei Colla è frutto di
una somma di emozioni.La commovente bellezza e credibilità espressiva
delle marionette è soltanto il dato di partenza poiché questi spettacoli
operistici sono un documento storico amorevole e la più bella testimonianza
di una passione popolare per il melodramma che oggi non esiste più. Lo si
capisce dal modo con cui la partitura viene 'ridotta', con le scene di
raccordo
recitate (in modo molto comunicativo, seppure con qualche termine residuato
di librettese, non alla portata di tutti) mentre le arie vengono
salvaguardate,
così tra l'altro si ripassa la celebre esecuzione toscaniniana del 1949. I1
gusto didattico dello spettacolo è accentuato dalla mini-lezione di
chimica che la conclude: Radames fa saltare la "fatale pietra" e
le mura circostanti dando fuoco al salnitro che cola dalle pareti della
tomba, mescolato allo zolfo e alla polvere di carbone del pavimento. Ma
prima, musicalmente viene ripresa la coda trionfante del duetto del secondo
atto, per una conclusione che soltanto un grande amore per Aida poteva
suggerire e rendere vera. Vista con i ragazzi, al mattino, questa Aida da
non perdere, ci racconta altre cose. Primo che dell'opera gli studenti (e
gli insegnanti?) conoscono e scandiscono solo l'attacco delle trombe
vittoriose (per forza, è lo stesso cantato allo stadio) e che, comunque,
in piena era-pokemon al crescendo zoo-burattinologico dell'irresistibile Trionfo
non sanno trattenere gli applausi. Come tutti, del resto.
torna ad
inizio pagina
|
|
|