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"La lampada di
Aladino", scritto nell'estate del 1990 e proposto dalle marionette
della Compagnia Carlo Colla e Figli al Festival dei Due Mondi di Spoleto
1994 in prima assoluta, viene riproposto anche in questa stagione, visto
il grande successo di critica e di pubblico ottenuto nel tempo. Nello
spettacolo confluiscono tutti gli elementi che costituiscono la sapienza
di un'arte antichissima che, attraverso la ricchezza delle scenografie,
della costumistica, degli accorgimenti scenotecnici, delle macchinerie
teatrali, della illuminotecnica e di un’attenta drammaturgia che
celebra la metafora dell’attore-marionetta, propone il gioco del
teatro in tutta la sua completezza restituendo, nel contempo, allo
spettacolo marionettistico la dignità consacratagli dalla storia del
teatro durante tutto il 19° secolo e nel primo cinquantennio del 20°
secolo.
Il testo a cura di
Eugenio Monti Colla, Direttore Artistico della Compagnia Carlo Colla e
Figli, che ne ha curato anche la regia, con musiche del Maestro Danilo
Lorenzini, attento musicologo insegnante presso il Conservatorio G.
Verdi di Milano, propone una riduzione della celebre fiaba tratta da
"Le mille e una notte" cogliendo gli aspetti simbolici della
fiaba orientale attraverso i singoli personaggi e le situazioni, secondo
la cifra drammaturgica cara al Teatro marionettistico di tradizione in
cui si alternano parti recitate a parti mimate, cantate e danzate. Sulla
scena, distribuiti in 14 quadri, si muovono circa duecento personaggi
fra protagonisti, comprimari e comparse, creature del mondo reale e di
quello fantastico, con il fasto che caratterizza il repertorio della
Carlo Colla e Figli, animati dai 12 componenti della Compagnia.
La fiaba di
"Aladino e la lampada meravigliosa" è, senza alcun dubbio, il
racconto più discusso dell'intera raccolta di "Le mille e una
notte" per le sue fonti e per la sua originalità, ma è anche il più
perfetto e il più completo per i significati e le simbologie che contiene.
Si tratta dell'unico testo, insieme a quello che vede protagonista Alì Baba,
in cui il personaggio di primo piano trova la realizzazione di sé e del
proprio destino di uomo, non che di eroe, nelle cupe viscere della terra,
proprio là dove l'immaginifico scientifico e
letterario ha generato le diverse formule e cabale dell'alchimia
legate alla ricerca della pietra filosofale. E' la storia di un cammino,
dalla spensierata giovane età a quella più adulta, di un percorso
iniziatico verso la vita che l'anima compie per conseguire il raggiungimento
della completezza, che non è soltanto felicità ma, soprattutto, armonia di
forze arcane. Il giovane Aladino, il protagonista, è l'iniziato alla vita e
alla ricerca del proprio destino attraverso le privazioni e le dure prove
che la vita, quella reale, quella spirituale e quella magica, gli impone nel
cammino verso la realizzazione di sé.
La Cina, pretesto
ambientale dai sinuosi e bizzarri contorni e l'Africa selvaggia tratteggiata
da cromatismi intensi, propongono la seduzione dell'immaginario entro cui si
snodano le tematiche amorose e avventurose del percorso fiabesco
sottolineandone emblematicamente i momenti rilevanti.
Ad esse fanno da sfondo
boscaglie oscure, spelonche misteriose, grotte fantastiche, regge sontuose e
palazzi incantati.
Il mondo delle
marionette, permeato da sempre di valenza metafisica, ricco di suggestioni
capaci di costruire con ingenuità e
magia i luoghi dell'incanto, nella commistione di rito e festa, è approdato
ad "Aladino" sulla scia della poeticità che le strutture
morfologiche di questa fiaba presentano, con la certezza che il linguaggio
del teatro popolare ancora non contaminato dalla scaltrezza e dal facile
approccio di linguaggi visivi di recente attualità, ormai al vertice per
sapienza tecnologica, unito alla nitida scansione del narrare possano
riconsegnare il messaggio fabulistico alla sua originaria dimensione di
rappresentazione poetica.
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