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Nel repertorio della Compagnia Marionettistica Carlo
Colla e Figli il melodramma è sempre spunto per creare il grande
spettacolo.
In particolar modo il melodramma
Verdiano che offre la
garanzia di presentare dei personaggi che trovano un corrispettivo nelle
tipologie tipiche del teatro delle marionette poiché trattasi di
tipologie romantiche dove l’eroe, l’eroina e il cattivo, già con la
loro presenza, sono spettacolo.
Le marionette, infatti, cesseranno di agire come
interpreti del melodramma quando quest’ultimo si farà opera verista,
cioè quando ambiente e protagonista non saranno suffragati dal mondo
dei grandi eroismi, degli amori impossibili e non corrisposti e delle
vendette.
Argomento di grande fascino è suggerito anche
dall’ambiente orientale dove l’atmosfera esotica non segue il
criterio storico e filologico per cui Iside, ad esempio, sta insieme a
Vulcano e i sacerdoti con sacerdotesse che ricordano piuttosto le
odalische.
“Aida”, inoltre, risente di una struttura teatrale
simile a quella dell’”opéra-comique” in cui le danze sono un
momento di spettacolo e non drammaturgico. A tutto questo si deve
aggiungere l’ingenuità tipica del mondo marionettistico che assicura
che la “celeste Aida” può essere davvero vestita d’azzurro, che
gli Etiopi siano davvero “cattivi Etiopi” e che Amonasro sia
“feroce” e Ramfis malvagio.
Per non parlare della scena del trionfo nella quale
l’impiego delle marionette è assolutamente libero da imposizioni
sindacali, da budget teatrali e può, tranquillamente, generare la
mescolanza di schiere di personaggi di legno con animali di dimensioni
eccezionali.
Lo spettacolo viene presentato
in un’edizione che, fedele alla tradizione marionettistica
ottocentesca, prevede la presenza di parti cantate e di parti recitate.
Inoltre, stravolgendo l’opera Verdiana, a causa della pressante
richiesta del pubblico che affollava il Teatro Gerolamo, il finale
prevede il crollo del Tempio e la fuga di Radames e di Aida verso le
sognate “foreste imbalsamate”.
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