Storia



 

 


 

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Carlo ritornò definitivamente alla direzione della Compagnia sul finire del 1896, riprese l'interpretazione della maschera e la direzione della Compagnia in cui era stato sostituito, per tutta la durata della ferma militare, dal fratello Giovanni.

Gli anni seguenti vedono l'allestimento e la messainscena di spettacoli ispirati ai grandi temi che permettevano a tutte le forme spettacolari di grande presa sul pubblico di trionfare.

Una impronta particolare fu data anche al modo di concepire la recitazione che tutti i marionettisti dell'epoca mantenevano generalmente su toni assai caricati, ampollosi e roboanti: Carlo preferì una tecnica più legata allo straniamento e mantenuta su tonalità particolari che potessero sostituire la mimica facciale di cui i piccoli personaggi di legno non potevano servirsi per esprimere sentimenti e moti dell'animo, e divenire realtà esteriore di un'anima che la caratterizzazione del volto della marionetta già presagiva nella sua immobilità. Il sodalizio fra i quattro fratelli divenne importante per il gusto con cui si dedicarono alle diverse interpretazioni dei personaggi e alla sorprendente abilità con cui riuscivano a variare il timbro delle voci passando dal registro baritonale a quello tenorile, al falsetto e alla caricatura.

Il successo fu immediato e gli spostamenti della Compagnia incominciarono a comprendere anche grosse città fra cui Parma, dove i Colla approdarono nel 1899 al Teatro San Giovanni con la nuova produzione "Da Port Arthur a Tokio" cui seguì, l'anno seguente, "La Serenata di Pierrot". Qui gli spettacoli dovettero soddisfare un palato piuttosto difficile (basti pensare ad alcune calde serate al Regio!) dei Parmensi i quali accolsero per sei anni consecutivi i Colla, divenuti estremamente popolari, con stagioni teatrali della durata di circa otto mesi.

Nel 1906, proprio a Parma, accaddero due avvenimenti di notevole importanza nella storia dei Colla: la morte del vecchio Carlo, sopravvissuto per parecchi anni alla sua forzata rinuncia al capocomicato, e la realizzazione dello spettacolo "Pietro Micca", che rappresentò l'occasione per raggiungere il Gerolamo di Milano.

E al Gerolamo la Compagnia ritornerà nella stagione teatrale seguente, e poi ancora e ancora sino al 1911, anno in cui i Colla diventeranno Teatro stabile delle marionette (l'unico in Milano, dopo il Teatro alla Scala!) assumendo anche la gestione della sala. Al personaggio di Famiola viene sostituito quello del più celebre Gerolamo  a cui il teatro era intitolato da più di un secolo.

Dal 1911 sino al secondo conflitto mondiale al Gerolamo il sipario si alza alle 20,45 di tutti i giorni, escluso il venerdì, con doppio spettacolo al giovedì e alla domenica e nei giorni festivi. Ed è un rito per i milanesi accorrervi a Natale, a S. Stefano, a Capodanno, nel giorno dell'Epifania e a Carnevale.

Insieme al pubblico di sempre, negli anni, assistono agli spettacoli della Carlo Colla e Figli spettatori illustri del mondo dell'arte e della cultura come Gordon Craig, Strawinsky, Simon Weil, Luchino Visconti, Erminio Macario, Paolo Poli, Lila De Nobili, Filippo Crivelli, Giancarlo Menotti, a testimoniare con il loro interesse ed i loro scritti come il teatro delle marionette, con la sua popolarità, fosse momento indimenticabile per contenuti e per emozioni, ma soprattutto per la grande sapienza nel fare spettacolo.

Con la "crescita" della Compagnia anche il repertorio si misura con una città come Milano: le marionette interpretano melodrammi, fiabe, balletti, i classici della letteratura, riviste, operette, farse, poemi epici e cavallereschi; non vi è genere che resista alla fascinazione con cui gli attori di legno e gli attanti recitano sul palcoscenico.

Per esse mostrano un particolare interesse le grandi ed importanti ditte che chiedono il loro nome sul siparietto pubblicitario che cala ad ogni intervallo e sui programmi di sala. Negli anni Trenta viene addirittura allestito uno spettacolo a sfondo pubblicitario per una importante ditta farmaceutica e negli anni Cinquanta, durante gli intervalli dello spettacolo, sono rappresentati veri e propri spot pubblicitari con marionette, scene e costumi appositamente disegnati e costruiti.

Persino il cinema sceglie queste marionette e questi marionettisti in più occasioni: nel 1916 con "Il sogno folle", nel 1935 con "I quattro moschettieri" di Nizza e Morbelli, tratto dalla rivista radiofonica che spopolava all'epoca, nel 1946 con "Cristoforo Colombo", "Il gatto dagli stivali", "Cenerentola" e "L'orfanella delle stelle" interpretato da Gandusio e dagli stessi Colla.

Un grande della musica, Manuel De Falla, per la prima mondiale del suo "Retablo" a Venezia, nel 1932, vuole i Colla di Milano per animare i personaggi creati da Otto Morach.

Nel 1952 Carlo II, causa il suo stato di salute, affida la direzione della Compagnia al nipote Giuseppe. Così gli spettacoli al Gerolamo continuano sino al 1957.

Ma i tempi sono mutati. L'avvento della televisione e il dilagare delle produzioni cinematografiche dei cartoni animati polarizzano l'attenzione del pubblico rendendo faticosa la gestione del Teatro Gerolamo, che è anche minacciato di demolizione da un nuovo piano regolatore. Carlo II Colla, unico sopravvissuto dei fratelli, con quella auctoritas che lo aveva sempre distinto, decide di sciogliere la Compagnia e di abbandonare la sala del Gerolamo. L'intervento della Amministrazione pubblica, sollecitata durante reiterati incontri per circa un anno, concede che il materiale teatrale sia ospitato nelle Depositerie Comunali di via Meda.

Dopo l'abbandono dei Colla il Gerolamo è dichiarato monumento nazionale ed affidato al Piccolo Teatro di Milano.

Nel 1965, dopo otto duri anni di silenzio e di indifferenza sul futuro di questo patrimonio artistico e culturale, Angela, Cesarina, Teresa, Carla, Carlo III ed Eugenio Monti, figlio di Carla, decidono di recuperare il materiale teatrale e di riprendere l'attività.

L'anno successivo si inaugura presso l'Università Cattolica del S.Cuore di Milano una esposizione dei materiali teatrali dei Colla voluta da Mario Apollonio e da Monsignor Guido Aceti.

La Scala offre ai Colla di riprendere per due stagioni consecutive il celebre ballo "Excelsior" nella incantevole sede della Piccola Scala. Nello stesso anno il regista Filippo Crivelli, affezionato spettatore del Teatro Gerolamo, allestisce sul palcoscenico del Maggio Musicale Fiorentino il ballo "Excelsior" con Carla Fracci, Ludmilla Tcherina ed altre étoiles della danza; chiede che nel foyer del Teatro siano ricostruiti alcuni piccoli palcoscenici con scene, costumi e personaggi dell'edizione marionettistico dei Colla.

Nel 1970 Giancarlo Menotti "Duca" di Spoleto, che già nel 1957, al momento di abbandonare il Gerolamo aveva offerto ai Colla di trasferirsi nella cittadina umbra per partecipare al nascituro Festival dei Due Mondi, invita la riunita Compagnia Carlo Colla e Figli a rappresentare "Excelsior". La presenza dei marionettisti milanesi si ripeterà a Spoleto nel 1971 e dal 1990 ad ogni edizione del Festival con nuove e vecchie produzioni, sempre acclamate ed osannate dal pubblico italiano ed internazionale.

Per tutti gli anni Settanta, ormai direttore artistico Eugenio Monti, la Carlo Colla e Figli raffina la tendenza a compiere un lavoro di ricerca filologica, riscrittura e recupero su quanto di più valido il materiale della compagnia presenta.

 

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