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Che cosa mi
ha spinto a fare sì che questa pubblicazione prendesse vita? Le
motivazioni sono tante e tutte assolutamente importanti, prima,
fra tutte, quella che, insieme all’entusiasmo, sollecitava la
mente, lo spirito e la volontà. E immediatamente seconda quella
che nasceva dal grande sconforto di constatare quale sia la
realtà culturale in cui si opera. Credo che non si sia mai
fatto tanto teatro come in questi tempi, e che il teatro non sia
mai stato fatto in maniera così confusa. La prosa, la lirica,
la danza, la musica, si distinguono per grandi eventi di cui si
parla per giorni e giorni sui quotidiani, nelle rubriche
televisive e radiofoniche: si evidenzia l’aspetto culturale, l’incidenza
sulla contemporaneità e sulle problematiche ad essa inerenti.
Ogni volta pare rinnovarsi l’attesa profezia. Ed ogni volta,
puntualmente, tutto passa e tutto si annulla nell’oblio più
tetro da dove, ben presto, si leverà l’annuncio di nuovi
eventi.Prendendo in prestito un “motto breve” da Schnitzler,
si ha la sensazione di andare più in alto, ma non certo più
avanti. In particolare, nel campo in cui opero c’è molto,
probabilmente tutto: sono nate moltissime nuove formazioni,
piccole e grandi, che fanno uso indiscriminato di qualsivoglia
linguaggio, dai burattini alle ombre, ai pupazzi, alle
marionette, agli attori mescolati a tutto questo; e, come
attestano le incredibili titolazioni, si propone il grottesco, l’ironico
ed il beffardo. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Non
manca neppure la tracotanza di chi vuole ottenere ad ogni costo
il potere ed inventa un teatro assolutamente cerebrale ed
élitario, corredato di seminari e laboratori sull’intero
scibile, per bambini, infanti, ragazzi a metà prezzo,
adolescenti, anziani, docenti, discenti ed astenuti. E per
spartirsi ricchi e ghiotti bocconi non si esita a stringere
alleanze con i nemici più inveterati. Sul fronte della “cultura”
relativa al settore, ecco sorgere numerosi appassionati pronti a
conservare patrimoni artistici (proprio come contemplato dagli
articoli sugli stanziamenti Ministeriali) ed allora
collezionisti, Associazioni e Gruppi nobilissimi che appaiono
razzolano fra le ceneri di ciò che non è più e che mai più
sarà. Realtà teatrali scomparse per incuria, per necessità,
per mancanza di amore, tornano spesso alla ribalta quali
pretenziosi cadaveri da vivisezionare senza che mai più una
scintilla di vita possa restituirne la bellezza sfiorita e la
dignità antica. Gli attempati rampolli di formazioni scomparse
vengono blanditi a raccogliere in fogli sparsi aneddoti e
cronache, ad interpretare immagini e documenti conservati con
umiltà dagli affetti domestici. Potere della storia che tutto
affronterà, tralasciando di indagare sulla fine di tanta arte e
di tanta cultura e sugli scopi utilitaristici della improvvisa
riesumazione. Tutto sarà nobilmente esaminato e studiato, tutto
tranne l’unica ed assoluta possibilità di vita, quella della
continuità e della volontà di operare in nome di essa con la
consapevolezza di voler partecipare ad altri la grande “avventura”
artistica. Su queste ed altre considerazioni, ha prevalso
soprattutto una volontà precisa, da tempo vagheggiata ed
accarezzata: quella di affiancare al lavoro di sempre, mai così
fervido ed appassionato come in questo momento, una
testimonianza del pensare, del fare ma, in modo particolare, del
crescere. E parlare di ciò che è stato e di ciò che è ma per
quello che è diventato e che potrebbe diventare; mescolare le
impronte di un cammino cominciato tanto tempo fa con le impronte
di chi vive in questo tempo, dare spazio alle voci di chi,
direttamente o indirettamente ama il vasto mondo del teatro
delle marionette, cogliendone l’essenza filosofica, l’aspetto
metafisico, il potenziale estetico e la finalità culturale. C’è
un tempo per scrivere, c’è un tempo per operare, poi giunge
il tempo di scrivere per operare meglio e con maggior chiarezza.
“Nella
scenotecnica il boccascena è l’insieme degli elementi posti a
cornice della scena”, come recita l’Enciclopedia dello
Spettacolo. “E’ costituito da due quinte laterali, collegate
in alto da untelo orizzontale (cielo o soffitto) o dallo stesso
mantello di Arlecchino quando non sia esterno al sipario. Tali
quinte, indipendenti l’una dall’altra, sono di stoffa o tela
dipinta e possono essere semplicemente appese ad uno stangone o
montate su telaio e rette in alto da una corda proveniente dalla
soffitta. Possono anche essere costruite come veri e propri
castelletti in trafilato di ferro, montati su carrello e
foderati, verso la platea, di stoffa (o tela dipinta); in tal
caso portano su appositi sostegni, nascosti allo spettatore,
proiettori e riflettori puntati sulla scena. Le quinte di questo
tipo scorrono su apposito binario parallelamente alla linea del
sipario per uno o due metri. Ma anche le altre, di qualsiasi
tipo, sono mobili, come pure il telo orizzontale, per permettere
il restringersi o l’allargarsi del quadro scenico”.
Al di là
delle funzioni e dei termini necessariamente tecnici qui
contenuti, appare evidente la linea di demarcazione
rappresentata da un Boccascena: da una parte il mondo delle
trasformazioni, della magia, delle illusioni, dove tutto trova
precisa collocazione affinché ciò che avviene sul palcoscenico
acquisti spessore, dimensione, volume e significato; di là lo
spazio per chi partecipa al rito dello spettacolo cogliendone
parole, suoni, immagini e contenuti. Ma è altresì linea d’orizzonte
di una stessa “verità”, quella della realtà e quella della
proiezione, mondi così simili eppur così diversi,
infinitamente vicini eppur così lontani che, nel procedere del
“rito” si accavallano, poi si separano di bel nuovo per
intersecarsi e respingersi nel mai interrotto dualismo offerto
dal sognato e dal reale.
Eugenio
Monti Colla
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Quando,
agli inizi degli anni Ottanta, gli allora “giovani”
componenti della Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli,
fondarono l’Associazione Grupporiani, probabilmente nessuno
pensava all’evoluzione che essa avrebbe avuto nel giro di
pochi anni. A sedici anni dalla sua fondazione la Grupporiani,
nata inizialmente solo per facilitare la gestione dei laboratori
interni alla Compagnia, allora in via di costituzione, è
diventata un Teatro di Figura di rilevanza Nazionale,
riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali, che, oltre a
gestire in
toto l’attività di spettacolo e produzione della
Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli, si occupa della
promozione del teatro di figura in genere attraverso
l’allestimento di mostre, il restauro di patrimoni
marionettistici appartenenti alla cultura
teatrale italiana e la gestione della scuola di teatro di
animazione ad indirizzo marionettistico “Fiando”. La
pubblicazione del periodico semestrale “Boccascena” vuole
essere il completamento dell’attività promozionale della
Grupporiani, tale da far conoscere ad un pubblico sempre più
vasto di cultori della materia, di appassionati e di colleghi,
ma anche di semplici spettatori, le idee e le tematiche che
stanno alla base delle scelte artistiche e culturali che hanno
caratterizzato fino ad ora l'attività della Grupporiani.
L’impegno che la Grupporiani si assume con questa
pubblicazione, lungi dall’essere un’operazione di tipo
economico, è puramente culturale e rivolto a favorire, come
recita lo statuto dell’Associazione “la diffusione e la
conoscenza del teatro di animazione italiano, in particolar modo
marionettistico.”
E’ su questa premessa che l’Associazione Grupporiani
si accinge a questa nuova sfida, che si aggiunge alle tante
affrontate in passato (dalla creazione e gestione dei laboratori
artigianali, alla ricerca e ristrutturazione in proprio dello
spazio teatrale a Milano, alla creazione di uno staff che
gestisse in proprio un’attività di produzione e di
distribuzione in campo nazionale ed internazionale, tanto per
citarne alcune fra le più eclatanti) e che, si spera, possa
portare nuovi spunti per una discussione sul teatro di figura, e
di marionette in particolare, la cui importanza in campo
culturale e teatrale, sia per quanto riguarda il passato che per
la sua realtà attuale, viene finalmente riconosciuta anche ai
più alti livelli.
Piero
Corbella
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