Piccoli amici miei, tutti parlano dei teatri cosiddetti “classici”. Gli
scrittori contemporanei prosciugano dei laghi d’inchiostro per esaltare i
gesti di uomini che si mettono in mente di recitare una commedia qualsiasi.
Ma del vostro teatro, cari fanciulli, nessuno ve ne parla.
La
guerra del “ silenzio” è la peggiore che si possa dichiarare ad
un’arte la quale date le sue tradizioni, non merita tanta severità.
Io vi voglio condurre al vostro teatro, cari amici.
In quel teatro ove le vostre risa ancora schiette valgono meglio di certi
ipocriti applausi elargiti per convenienza.
Datemi la mano. Andiamo una sera a “Gerolamo”. Vi
offro le poltrone, e, più ancora, vi faccio penetrare nel palco scenico ove
i vostri occhi pieni di sogni avranno visioni interessanti.
Eccovi in teatro. Prima sorpresa: E’ un teatro in
piena regola: Palchi- Poltrone. Signore dai cappelli piumati, ed anche dei
… ragazzi.
La prima impressione non è lusinghiera. “
Gerolamo” parla “ piemontese”.
Voi non lo capite bene. Siete in massima parte dei
milanesi. Ed avete il vostro spirituccio di campanile: - Fosse
“Meneghino” sarebbe più adatto.
Ma Gerolamo tiene fronte al primo urto della platea.
Lo vedete snodato mirabilmente. Vestito con sfarzo. Impeccabile anche nella
cravatta. Lindo, spiritoso, agile.
Una prima indulgenza vi nasce in cuore: - Il Piemonte
è anche Italia. Il vernacolo piemontese è tanto bello! E poi. Gerolamo si
fa capire. I suoi inchini perfetti. I suoi gesto espressivi. L’inatteso
movimento delle mandibole. Tutto in lui è linguaggio.
Alla fine del primo atto voi adorate Gerolamo.
Durante l’intermezzo vi scambiate le impressioni: Che ricchezza di costumi - Che scene accurate – Che effetti di luce
– Che lampadari nel salone del Re . Pareva proprio di assistere ad uno
spettacolo di “ burattini” vivi. Anche la “ dizione” delle
marionette è veramente italiana. Non i soliti spropositi dei teatrini che
avete già veduto. La commedia è stata scritta da un uomo “colto”
certamente!
E come si può spiegare il mistero di quelle
centinaia di fili invisibili che si incrociano docilmente su la scena? A
quante mani faranno capo? A mille? Ad una sola? –Via, curiosi, venite con
me. Seguitemi sul palcoscenico.
V’immaginate un disordine caotico. Una rivoluzione
di marionette accatastate l’una su l’altra. Guardate. Niente di tutto
questo. Ordine in ogni minimo particolare. I personaggi sono tutti
inquadrati nel dispositivo più perfetto. Sono centinaia e centinaia. Un
vero esercito di piccoli uomini.
Quando una marionetta ha recitato la sua parte, non
indugia dietro le quinte: Sparisce.
Delle mani agili la sistemano rapidamente al proprio
posto. Dalla prima marionetta che è Gerolamo all’ultima comparsa d’un
bandito trascurabile.
Le centinaia di marionette rappresentano un po’
come la tastiera d’un pianoforte. Se ne spostate un tasto, il maestro
sbaglia.
Ed il maestro del Teatro Gerolamo è Carlo Colla
Direttore della Compagnia alla quale fanno parte una ventina di persone,
tutte di discendenza d’una stirpe di celebri marionettisti.
Il capo stipite fu il celebre Colla Giuseppe,
milanese, che fondò il teatro Gerolamo nel 1815.
Si narra che in quell’epoca, l’imperatore
Gerolamo Bonaparte il quale non mancava mai alle rappresentazioni del teatro
di marionette, una sera, assistendo ad una commedia, in cui Gerolamo
sosteneva la parte di servitore non troppo intelligente, si sentì offeso e
diede lo sfratto alla Compagnia.
Fu allora che Gerolamo, esiliato, fece ritorno collo
pseudonimo di “Gianduia”. Ora che i tempi sono cambiati, Gianduia ha
ripreso il nome d’origine.
A Giuseppe Colla subentrò il figlio Carlo Colla,
padre dell’insuperabile Colla del teatro attuale.
E voi, fanciulli che mi seguite, vedete sul ponte di
comando il “titano” dell’arte marionettistica, attorniato dai tre
fratelli, Giovanni, Michele e Rosina i quali vengono serviti da ausiliari
dell’arte.
I vostri cuori teneri hanno palpiti di ammirazione
per i plotoni di bersaglieri, per gli squadroni di cavalleggeri appiedati
per i fantaccini, carabinieri, artiglieri, tutti allineati ed immobili, in
attesa di scendere al fuoco della platea.
Vedete le divise di quei soldatini?
Sono rigorosamente precise. Le mostrine delle varie
armi non sbagliano. Tutto è esatto: Il numero del reggimento; le
decorazioni e la montatura.
Dovete sapere che qualcuna di quelle monture ha un
passato eroico, poiché molte furono confezionate colla stessa stoffa delle
divise di soldati caduti a Palestro e su altri campi di battaglia.
Se avete dei dubbi informatevi.Vedrete che è vero.
Anche i vestiari di dame e cavalieri vennero tratti da figurini
dell’epoca.
Le armature in ferro battuto dei guerrieri antichi
sono tanto massicce da resistere ad una palla di moschetto.
La seta dei costumi è dell’ante guerra. Questo è
tutto dire.
In più avete una sartoria in piena efficienza. Ci si
lavora come se la fosse al servizio di una provincia.
Per ogni produzione vengono confezionati vestiti
nuovi e fabbricate marionette adatte. Ogni numero di repertorio ha i suoi
bagagli inseparabili, i suoi attori, le sue scene. Ripeto, gli attori
saranno un migliaio. E siccome tutti gli attori si danno alla
cinematografia, anche le marionette di Colla diedero magnifica prova nel
rappresentare il Dramma storico” Sogno Folle” scritto apposta per esse.
“Sogno Folle”
era una storia vera …. Sentite:
< Alla mezzanotte, tutti lo sanno, le marionette
si svegliano nei loro armadi e, mentre gli uomini dormono, cominciano la
loro vita fantastica. Quella notte adunque Barbarus, il Re delle
marionette, chiamò a raccolta i suoi burattini e dichiarò la guerra perché
egli voleva diventare il Re dei Re. Un grande entusiasmo animò il popolo
delle teste di legno e in un baleno fu formato un esercito che partì alla
conquista del mondo dei dormienti.
< Proprio in quel tempo il Principe Chiaro
con due scudieri se ne andava in giro per la terra in cerca di un suo amore
ideale ed appunto in un bel prato fiorito egli aveva incontrato una
meravigliosa pastorella, la bionda Liberty. Si amarono e mentre erano
innanzi al padre della fanciulla per dichiarargli il loro amore, Re Barbarus
sopraggiunse, sterminò i pastori e ferì gravemente il vecchio padre di Liberty
e la fanciulla rapita da un mago, fu rinchiusa in una torre. Re Barbarus
concluse un patto con la strega Morte che voleva da lui, in compenso
di strepitose vittorie, la vita di molti giovani guerrieri.
Intanto il Principe Chiaro ferito gravemente sul
campo fu guarito dai balsami miracolosi del fido scudiero Francocuore e
saputo ove era rinchiusa la bella Liberty tenta salvarla dando la scalata
alla torre. Ma il mago Soussio lo impedisce e dopo una serie di
straordinarie avventure finalmente il principe trova la sua Liberty nella
foresta ove era riuscita a fuggire. Intanto i pastori si adunano attorno al
Principe Chiaro che armato di nuova e più potente magia li conduce contro
le orde di Re Barbaro e le sconfigge.
< All’alba le orde fuggenti delle marionette,
ebbre del sogno folle, si precipitano per cercar rifugio nei loro armadi e
vi si chiudono dentro. Solo Re Barbarus è abbandonato fuori ed invano egli
batte alla porta….
< La strega Morte sopraggiunge e con un colpo di
falce gli stronca il capo. Re Barbarus esala così l’anima nera.
< Il Principe Chiaro sposa in fine la bella
Liberty e il favoloso suo corteggio, plaude e si dissolve nel primo raggio
del sole nascente >.
Questa è la vera istoria delle marionette che voi
tutti, grandi e piccini, potrete ammirare attraverso la interessante realtà
cinematografica.
Credete sia facile fare la marionetta…. Di
professione?
Guardate Gerolamo!
Gerolamo deve essere più psicologo che marionetta.
La parte è ardua.
Credete, per esempio, che lui, tutti i giorni,
adoperi lo stesso sistema di recitazione?
No! Lì sta l’arte sua.
Davanti al pubblico della Domenica è facile
lavorare.
Basta un calcio dato ad una marionetta. Basta il
movimento inaspettato delle mandibole di Gerolamo, ché il pubblico scrosci
in risate fragorose.
Ma la platea dei giorni feriali è come l’onda
infida. Perché?..
Bambini miei. Il mondo è fatto di preconcetti. Il
pubblico dei giorni lavorativi va al teatro di marionette per criticare, non
per ridere. E’ vero che col pretesto di accompagnare il ragazzo vi ci
vanno in cinque o in sei della famiglia; (basterebbe la fantesca!) ma il
borghese non va per sentire”Gerolamo” va soltanto per passare la
sera….
Pubblico spinoso questo!
Povero Gerolamo. Non basta aprire e chiudere la
bocca; parlare di montagne di pasta asciutta; bastonare il briccone. Qui
bisogna lottare col preconcetto.
L’impresa è difficile ma Gerolamo è abile
sopratutto perché psicologo.
Le “battute” foggiate per il pubblico “snob”
sono così indovinate. Le alzate di gamba così rare. I gesti sdolcinati così
ingentiliti, che la platea ostile passa in breve dall’ostilità
all’attenzione e dall’attenzione alle risa schiette e gioconde.
Anche le languide maliarde dai movimenti studiati non
temono più per la propria piccola bocca di cinabro.
E’ buffo ed è bello.
Si divertono le “demoiselles”. E torneranno.
E tornano sempre. Non più “per passare la sera”
o per “divertire il ragazzo” ma per divertirsi.
E Gerolamo è orgoglioso di questo pubblico: Egli sa
che far sorridere delle donnine di lusso non è poi cosa facile!…
Ed ora addio piccini, il cronista ha creduto di
farvi cosa grata parlando un po’ di quel vostro teatro che un tempo era
frequentato con entusiasmo da imperatori, e che oggi viene frequentato da
tutti, è vero, ma col veleno del preconcetto.
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