Rassegna stampa



 

 


 

COM’E’ BELLA LA MINI AIDA IN MARIONETTE

 

LA REPUBBLICA

 

10 marzo 2001


di Angelo Foletto

Una meraviglia, perfino meglio di quanto si poteva ricordare, il ritorno dell’Aida con le marionette dei Colla, al teatro Studio fino a domenica 18 marzo, vale almeno quanto l’Aida non meno bonsai messa provocatoriamente in scena a Busseto un mesetto fa, e paradossalmente qualcosa di più, in quanto a suggestione scenografica, anche rispetto alla spettacolare ricostruzione del Trionfo scaligero proposta dalla Mostra Verdi di Palazzo Reale. Perché, al solito, una regia dei Colla è frutto di una somma di emozioni.La commovente bellezza e credibilità espressiva delle marionette è soltanto il dato di partenza poiché questi spettacoli operistici sono un documento storico amorevole e la più bella testimonianza di una passione popolare per il melodramma che oggi non esiste più. Lo si capisce dal modo con cui la partitura viene ‘ridotta’, con le scene di raccordo recitate (in modo molto comunicativo, seppure con qualche termine residuato di librettese, non alla portata di tutti) mentre le arie vengono salvaguardate, così tra l’altro si ripassa la celebre esecuzione toscaniniana del 1949. Il gusto didattico dello spettacolo è accentuato dalla mini-lezione di chimica che la conclude: Radames fa saltare la “fatale pietra” e le mura circostanti dando fuoco al salnitro che cola dalle pareti della tomba, mescolato allo zolfo e alla polvere di carbone del pavimento. Ma prima, musicalmente viene ripresa la coda trionfante del duetto del secondo atto, per una conclusione che soltanto il grande amore per Aida poteva suggerire e rendere reale. Vista con i ragazzi, al mattino, questa Aida da non perdere, ci racconta altre cose. Primo che dell’opera gli studenti (e gli insegnanti?) conoscono e scandiscono solo l’attacco delle trombe vittoriose (per forza, è lo stesso cantato allo stadio) e che, comunque, in piena era-pokemon al crescendo zoo-burattinologico dell’irresistibile Trionfo non sanno trattenere gli applausi. Come tutti, del resto.

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