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di Luigi Pestalozza
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Un
risultato, perfino paradossale, di verità, di verità Verdiana,
in uno stato delle celebrazioni verdiane fortemente segnato
dall’opportunismo ideologico. E penso al ‘Trovatore’ della
Compagnia Carlo Colla e figli, al Teatro Grassi di Milano, con
il suo superlativo teatro di marionette già verdianamente
intelligente nel scegliere per base musicale il nastro di un
‘Trovatore’ con la Callas e Di Stefano nei ruoli principali.
Certo,
in controtendenza c’è stato e c’è ancora, soprattutto,
alla Scala, il ‘Trovatore ‘ di Muti, o il Verdi che
rispettato da Muti prima di tutto nella dinamica se per la prima
volta i pianissimi verdiani sono prevalsi sui forti e fortissimi
inventati dai direttori melodrammatici della mistificazione
antiverdiana cresciuta attraverso il fascismo nell’Italia
della borghesia liberale fino all’attuale neoliberista, è
stato appunto da Muti liberato da quella demagogia. Ma per certi
versi per esempio registici, scenici, la verità verdiana è
stata nel ‘Trovatore’ marionettistico perfino più precisa,
se quella dei Colla non solo suprema bravura, bensì è questa
bravura per ricondurre la secolare pratica
antinaturalistica del teatro di marionette, a una lucida
consapevolezza drammaturgica verdiana, per cui a essere portato
in scena è il Verdi epico sempre tenuto nascosto. Ossia in
maniera che direi perfino brechtiana, e che di certo tiene conto
dei nessi fra il teatro epico di Busoni che per esso guardò a
Verdi e Brecht che a questa busoniana epica operistica avrebbe
poi a sua volta guardato, i Colla fanno supremo uso della loro
antinaturalistica strumentazione teatrale, per straniare i
sentimenti, la vicenda: così che in maniera chiara, emozionante
per come il canto per primo viene appunto dallo straniamento
marionettistico, sottratto al gesto scenico sempre incline
all’enfasi sentimentale, il loro ‘Trovatore’ perviene alla
sua verità, all’antagonismo umano generale che smaschera la
disumana separazione del mondo diviso, gerarchizzato. In altre
parole, Di Stefano e la Callas mentre cantano le loro personali
passioni, le cantano attraverso l’epicità marionettistica,
davvero quantomai brechtiana, per tutti e per tutto le
contraddizioni...
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