Rassegna stampa



 

 


 

REVISIONISMI VERDIANI

La verità di Verdi nel “Trovatore” marionettistico dei Colla

 

LIBERAZIONE

 

28 febbraio 2001



di Luigi Pestalozza 

......

Un risultato, perfino paradossale, di verità, di verità Verdiana, in uno stato delle celebrazioni verdiane fortemente segnato dall’opportunismo ideologico. E penso al ‘Trovatore’ della Compagnia Carlo Colla e figli, al Teatro Grassi di Milano, con il suo superlativo teatro di marionette già verdianamente intelligente nel scegliere per base musicale il nastro di un ‘Trovatore’ con la Callas e Di Stefano nei ruoli principali.

Certo, in controtendenza c’è stato e c’è ancora, soprattutto, alla Scala, il ‘Trovatore ‘ di Muti, o il Verdi che rispettato da Muti prima di tutto nella dinamica se per la prima volta i pianissimi verdiani sono prevalsi sui forti e fortissimi inventati dai direttori melodrammatici della mistificazione antiverdiana cresciuta attraverso il fascismo nell’Italia della borghesia liberale fino all’attuale neoliberista, è stato appunto da Muti liberato da quella demagogia. Ma per certi versi per esempio registici, scenici, la verità verdiana è stata nel ‘Trovatore’ marionettistico perfino più precisa, se quella dei Colla non solo suprema bravura, bensì è questa bravura per ricondurre la secolare pratica  antinaturalistica del teatro di marionette, a una lucida consapevolezza drammaturgica verdiana, per cui a essere portato in scena è il Verdi epico sempre tenuto nascosto. Ossia in maniera che direi perfino brechtiana, e che di certo tiene conto dei nessi fra il teatro epico di Busoni che per esso guardò a Verdi e Brecht che a questa busoniana epica operistica avrebbe poi a sua volta guardato, i Colla fanno supremo uso della loro antinaturalistica strumentazione teatrale, per straniare i sentimenti, la vicenda: così che in maniera chiara, emozionante per come il canto per primo viene appunto dallo straniamento marionettistico, sottratto al gesto scenico sempre incline all’enfasi sentimentale, il loro ‘Trovatore’ perviene alla sua verità, all’antagonismo umano generale che smaschera la disumana separazione del mondo diviso, gerarchizzato. In altre parole, Di Stefano e la Callas mentre cantano le loro personali passioni, le cantano attraverso l’epicità marionettistica, davvero quantomai brechtiana, per tutti e per tutto le contraddizioni...   

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