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di Franco Quadri
MILANO-
Mentre tanti teatri restano senza casa eccone uno che la trova:
dopo anni di vagabondaggio la storica Compagnia Marionettistica
Carlo Colla e Figli potrà periodicamente fruire da ora in
avanti dell’ospitalità del Piccolo Teatro.
Per
cominciare riprende nella sala di via Rovello la pratica di
appropriarsi del repertorio della Scala condotta per decenni al
magnifico Teatro Gerolamo, chiuso da vent’anni, e, in omaggio
all’anno Verdiano, debutta con un sontuoso Trovatore in
miniatura. Come è noto i melodrammi con le trame più
esasperate e incredibili sono i soggetti preferiti da questo
tipo di spettacolo solo apparentemente d’imitazione, che si
basa su severi canoni espressivi da scena orientale e trova
senso nella metafora e nella stilizzazione: non per nulla le
marionette suggeriscono a Kleist e a Craig dei principi
interpretativi per sfuggire alla tirannia del realismo.
In
effetti sono godibilissimi i paesaggi fantastici tra la fiaba e
l’incubo creati per quest’opera, adattata e diretta da
Eugenio Monti Colla: castelli misteriosi di grandiosità
grottesca tra verdi colli e macabri dirupi, sfondi coloriti dai
passaggi d’animali, non solo cavalli, di carri, complicati
macchinari, carovane, ma pure di file di personaggini tutti
attaccati che si ripresentano cresciuti di dimensioni alla
svolta successiva.
E
intanto in primo piano, attorno ai protagonisti si propongono
armigeri medioevali, zingari, un mondo di cappa e spada dove fan
capolino anche le suore. Curatissimi i movimenti di massa, con
particolare attenzione ai singoli che nelle arie gesticolano
aritmicamente da cantanti, misurando il sentimento sulle note e
l’edizione ripresa è di lusso: il primo Trovatore inciso da
Karajan con poker d’assi, Callas- Di Stefano- Barbieri-
Panerai.
Ma
se l’empito lirico è sufficientemente trascinante anche negli
incantevoli pezzi a più voci e nelle parti corali, accenni di
danza compresi, il trattamento del genere marionettistico
prevede pezzi di collegamento in prosa per sveltire e spiegare
le storie. Con una raffinatezza che include ironici particolari
kitsch, il gioco riesce quindi a combinare una meccanica da
orologeria col gusto sottile del divertissement, perché si
piange anche per far ridere.
E
quando alla fine, tralasciati i 218 pupazzi creati per
l’occasione, si presentano per i ringraziamenti tutti gli
artefici, Eugenio Monti e Carlo III Colla in testa, scatta la
standing ovation.
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