Rassegna stampa



 

 


 

“OMAGGIO A VERDI FIRMATO COLLA”

La storica compagnia ospite del Piccolo Teatro con il “ Trovatore”

 

LA REPUBBLICA

 

21 novembre 2000


di Franco Quadri

MILANO- Mentre tanti teatri restano senza casa eccone uno che la trova: dopo anni di vagabondaggio la storica Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli potrà periodicamente fruire da ora in avanti dell’ospitalità del Piccolo Teatro.

Per cominciare riprende nella sala di via Rovello la pratica di appropriarsi del repertorio della Scala condotta per decenni al magnifico Teatro Gerolamo, chiuso da vent’anni, e, in omaggio all’anno Verdiano, debutta con un sontuoso Trovatore in miniatura. Come è noto i melodrammi con le trame più esasperate e incredibili sono i soggetti preferiti da questo tipo di spettacolo solo apparentemente d’imitazione, che si basa su severi canoni espressivi da scena orientale e trova senso nella metafora e nella stilizzazione: non per nulla le marionette suggeriscono a Kleist e a Craig dei principi interpretativi per sfuggire alla tirannia del realismo.

In effetti sono godibilissimi i paesaggi fantastici tra la fiaba e l’incubo creati per quest’opera, adattata e diretta da Eugenio Monti Colla: castelli misteriosi di grandiosità grottesca tra verdi colli e macabri dirupi, sfondi coloriti dai passaggi d’animali, non solo cavalli, di carri, complicati macchinari, carovane, ma pure di file di personaggini tutti attaccati che si ripresentano cresciuti di dimensioni alla svolta successiva.

E intanto in primo piano, attorno ai protagonisti si propongono armigeri medioevali, zingari, un mondo di cappa e spada dove fan capolino anche le suore. Curatissimi i movimenti di massa, con particolare attenzione ai singoli che nelle arie gesticolano aritmicamente da cantanti, misurando il sentimento sulle note e l’edizione ripresa è di lusso: il primo Trovatore inciso da Karajan con poker d’assi, Callas- Di Stefano- Barbieri- Panerai.

Ma se l’empito lirico è sufficientemente trascinante anche negli incantevoli pezzi a più voci e nelle parti corali, accenni di danza compresi, il trattamento del genere marionettistico prevede pezzi di collegamento in prosa per sveltire e spiegare le storie. Con una raffinatezza che include ironici particolari kitsch, il gioco riesce quindi a combinare una meccanica da orologeria col gusto sottile del divertissement, perché si piange anche per far ridere. 

E quando alla fine, tralasciati i 218 pupazzi creati per l’occasione, si presentano per i ringraziamenti tutti gli artefici, Eugenio Monti e Carlo III Colla in testa, scatta la standing ovation.  

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