Rassegna stampa



 

 


 

MARIONETTE, BALLETTO DI PRODIGI

 

IL SOLE 24 ORE

 

20 maggio 2001


di Renato Palazzi

Dopo i trionfi verdiani del Trovatore e della divertentissima Aida a ‘lieto fine’, la Compagnia Carlo Colla e figli torna a un genere di spettacolo che particolarmente le si addice con Shéhérazade e Pétrushka, liberi adattamenti per marionette dei balletti rispettivamente di Rimskij-Korsakov e di Stravinskij, realizzati nel ’95 per il Berliner Festwochen e presentati allora solo per poche repliche a Milano: l’occasione è ghiotta perché queste pure azioni coreografiche, libere dalla sovrastruttura del canto e dai lacci della parola, consentono di esprimere fino in fondo il virtuosismo talento di chi muove le figure appese ai fili, suscitando un’incantata freschezza di invenzione e un susseguirsi di effetti prodigiosi senza pari.

Queste caratteristiche sono già ben visibili nella prima parte del dittico allestito al Teatro Studio e accompagnato dalle musiche eseguite dal vivo nella trascrizione per pianoforte a quattro mani, nella quale s’intrecciano due storie delle Mille e una notte, quella del principe Calender per Shéhérazade, appunto, e quella del marinaio Simbad, rinchiusi nello stesso carcere: bellissima, in particolare, è la scena del naufragio di quest’ultimo, con la piccola nave squassata dalle onde di un mare di cartapesta, sopra il quale si addensano mobili sagome di nuvole stilizzatissime, quasi da teatro orientale. 

Densa di una trasognata grazia poetica è l’immagine di Simbad che affonda nelle profondità marine tra sirene e altre prodigiose creature acquatiche, viene salvato dall’intervento del guerriero di bronzo custode degli abissi e riportato in superficie sul dorso di un enorme pescecane, che lo lascia su una spiaggia dove è accolto da scimmie ballerine e voli di gabbiani. E non meno spettacolari, anche se in qualche modo più scontate, si rivelano le nozze imposte alla bella figlia del  Vizir con il Califfo Shariar, accompagnate dall’immancabile corteo di dromedari, pappagalli issati su elaborati trespoli, moretti danzanti.

Ma il vero capolavoro della fantasia creativa di Eugenio Monti Colla è la metafisica rappresentazione di Pétrushka, che dalle solari atmosfere africane ci trasporta in una San Pietroburgo gelida e invernale, fra edifici dalle toccanti finestrelle illuminate sotto i fiocchi di una fiabesca nevicata. Nel variopinto clima carnevalesco, gli attori di legno evocano le irresistibili apparizioni dell’acrobata sui trampoli, del giocoliere, del suonatore di organino con la sua scimmietta. Con folgorante colpo di scena, tre matrioske si trasformano a vista in altrettanti soldati. Straordinaria è l’impressione suscitata da alcune figure in maschera, i cui volti fasulli, paradossalmente, evocano più di qualunque altra cosa la sensazione della vita.

Il balletto di Stravinskij non si traduce tuttavia soltanto in un sognante tableau vivent. Attingendo a fondo alle risorse offerte dal suo strumento artistico, Monti Colla compone un labirintico gioco di specchi, materializza un sorprendente teatro delle marionette dentro il teatro delle marionette, con marionettisti-marionettine che davanti alla folla muovo i fili delle loro minuscole creature. La vicenda si compie, il vecchio Ciarlatano raccoglie il corpicciuolo del suo pupazzo trafitto dal Moro: i pezzi sparsi di marionette appesi alle pareti, torsi senza testa, gambe staccate dal tronco, all’improvviso  sono scossi da una spettrale agitazione, fremono in un sinistro moto di protesta.

E’ di fronte a simili livelli di complessità drammaturgica e di consapevolezza espressiva che si trova una volta di più la conferma non tanto del fatto che spettacoli di marionette così concepiti non hanno proprio nulla di infantile, quanto della aristocratica raffinatezza, dell’impareggiabile ricchezza culturale che contraddistingue questa storica compagnia, un patrimonio ancora sconosciuto a molti, e da molti sottovalutato, poco considerato, non riconosciuto nel prestigio internazionale che giustamente gli compete. Proposte come quella di Pétrushka escono dall’ambito ristretto di una mera sapienza tecnica, per quanto nobile essa sia, e assurgono alla sfera di un alto magistero teatrale.

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