Rassegna stampa



 

 


 

CORRIERE TEATRALE DEI FANCIULLI ed anche un po’… dei grandi

 

Gentilissima

 

febbraio 1921


di Attilio Boassi


Piccoli amici miei, tutti parlano dei teatri cosiddetti “classici”. Gli scrittori contemporanei prosciugano dei laghi d’inchiostro per esaltare i gesti di uomini che si mettono in mente di recitare una commedia qualsiasi. Ma del vostro teatro, cari fanciulli, nessuno ve ne parla.

 La guerra del “ silenzio” è la peggiore che si possa dichiarare ad un’arte la quale date le sue tradizioni, non merita tanta severità.

Io vi voglio condurre al vostro teatro, cari amici. In quel teatro ove le vostre risa ancora schiette valgono meglio di certi ipocriti applausi elargiti per convenienza.

Datemi la mano. Andiamo una sera a “Gerolamo”. Vi offro le poltrone, e, più ancora, vi faccio penetrare nel palco scenico ove i vostri occhi pieni di sogni avranno visioni interessanti.

Eccovi in teatro. Prima sorpresa: E’ un teatro in piena regola: Palchi- Poltrone. Signore dai cappelli piumati, ed anche dei … ragazzi.

La prima impressione non è lusinghiera. “ Gerolamo” parla “ piemontese”.

Voi non lo capite bene. Siete in massima parte dei milanesi. Ed avete il vostro spirituccio di campanile: - Fosse “Meneghino” sarebbe più adatto.

Ma Gerolamo tiene fronte al primo urto della platea. Lo vedete snodato mirabilmente. Vestito con sfarzo. Impeccabile anche nella cravatta. Lindo, spiritoso, agile.

Una prima indulgenza vi nasce in cuore: - Il Piemonte è anche Italia. Il vernacolo piemontese è tanto bello! E poi. Gerolamo si fa capire. I suoi inchini perfetti. I suoi gesto espressivi. L’inatteso movimento delle mandibole. Tutto in lui è linguaggio.

Alla fine del primo atto voi adorate Gerolamo. Durante l’intermezzo vi scambiate le impressioni: Che ricchezza di costumi - Che scene accurate – Che effetti di luce – Che lampadari nel salone del Re . Pareva proprio di assistere ad uno spettacolo di “ burattini” vivi. Anche la “ dizione” delle marionette è veramente italiana. Non i soliti spropositi dei teatrini che avete già veduto. La commedia è stata scritta da un uomo “colto” certamente!

E come si può spiegare il mistero di quelle centinaia di fili invisibili che si incrociano docilmente su la scena? A quante mani faranno capo? A mille? Ad una sola? –Via, curiosi, venite con me. Seguitemi sul palcoscenico.

V’immaginate un disordine caotico. Una rivoluzione di marionette accatastate l’una su l’altra. Guardate. Niente di tutto questo. Ordine in ogni minimo particolare. I personaggi sono tutti inquadrati nel dispositivo più perfetto. Sono centinaia e centinaia. Un vero esercito di piccoli uomini.

Quando una marionetta ha recitato la sua parte, non indugia dietro le quinte: Sparisce.

Delle mani agili la sistemano rapidamente al proprio posto. Dalla prima marionetta che è Gerolamo all’ultima comparsa d’un bandito trascurabile.

Le centinaia di marionette rappresentano un po’ come la tastiera d’un pianoforte. Se ne spostate un tasto, il maestro sbaglia.

Ed il maestro del Teatro Gerolamo è Carlo Colla Direttore della Compagnia alla quale fanno parte una ventina di persone, tutte di discendenza d’una stirpe di celebri marionettisti.

Il capo stipite fu il celebre Colla Giuseppe, milanese, che fondò il teatro Gerolamo nel 1815.

Si narra che in quell’epoca, l’imperatore Gerolamo Bonaparte il quale non mancava mai alle rappresentazioni del teatro di marionette, una sera, assistendo ad una commedia, in cui Gerolamo sosteneva la parte di servitore non troppo intelligente, si sentì offeso e diede lo sfratto alla Compagnia.

Fu allora che Gerolamo, esiliato, fece ritorno collo pseudonimo di “Gianduia”. Ora che i tempi sono cambiati, Gianduia ha ripreso il nome d’origine.

A Giuseppe Colla subentrò il figlio Carlo Colla, padre dell’insuperabile Colla del teatro attuale.

E voi, fanciulli che mi seguite, vedete sul ponte di comando il “titano” dell’arte marionettistica, attorniato dai tre fratelli, Giovanni, Michele e Rosina i quali vengono serviti da ausiliari dell’arte.

I vostri cuori teneri hanno palpiti di ammirazione per i plotoni di bersaglieri, per gli squadroni di cavalleggeri appiedati per i fantaccini, carabinieri, artiglieri, tutti allineati ed immobili, in attesa di scendere al fuoco della platea.

Vedete le divise di quei soldatini?

Sono rigorosamente precise. Le mostrine delle varie armi non sbagliano. Tutto è esatto: Il numero del reggimento; le decorazioni e la montatura.

Dovete sapere che qualcuna di quelle monture ha un passato eroico, poiché molte furono confezionate colla stessa stoffa delle divise di soldati caduti a Palestro e su altri campi di battaglia.

Se avete dei dubbi informatevi.Vedrete che è vero. Anche i vestiari di dame e cavalieri vennero tratti da figurini dell’epoca.

Le armature in ferro battuto dei guerrieri antichi sono tanto massicce da resistere ad una palla di moschetto.

La seta dei costumi è dell’ante guerra. Questo è tutto dire.

In più avete una sartoria in piena efficienza. Ci si lavora come se la fosse al servizio di una provincia.

Per ogni produzione vengono confezionati vestiti nuovi e fabbricate marionette adatte. Ogni numero di repertorio ha i suoi bagagli inseparabili, i suoi attori, le sue scene. Ripeto, gli attori saranno un migliaio. E siccome tutti gli attori si danno alla cinematografia, anche le marionette di Colla diedero magnifica prova nel rappresentare il Dramma storico” Sogno Folle” scritto apposta per esse.

“Sogno Folle” era una storia vera …. Sentite:

< Alla mezzanotte, tutti lo sanno, le marionette si svegliano nei loro armadi e, mentre gli uomini dormono, cominciano la loro vita fantastica. Quella notte adunque Barbarus, il Re delle marionette, chiamò a raccolta i suoi burattini e dichiarò la guerra perché egli voleva diventare il Re dei Re. Un grande entusiasmo animò il popolo delle teste di legno e in un baleno fu formato un esercito che partì alla conquista del mondo dei dormienti.

< Proprio in quel tempo il Principe Chiaro con due scudieri se ne andava in giro per la terra in cerca di un suo amore ideale ed appunto in un bel prato fiorito egli aveva incontrato una meravigliosa pastorella, la bionda Liberty. Si amarono e mentre erano innanzi al padre della fanciulla per dichiarargli il loro amore, Re Barbarus sopraggiunse, sterminò i pastori e ferì gravemente il vecchio padre di Liberty e la fanciulla rapita da un mago, fu rinchiusa in una torre. Re Barbarus concluse un patto con la strega Morte che voleva da lui, in compenso di strepitose vittorie, la vita di molti giovani guerrieri.

Intanto il Principe Chiaro ferito gravemente sul campo fu guarito dai balsami miracolosi del fido scudiero Francocuore e saputo ove era rinchiusa la bella Liberty tenta salvarla dando la scalata alla torre. Ma il mago Soussio lo impedisce e dopo una serie di straordinarie avventure finalmente il principe trova la sua Liberty nella foresta ove era riuscita a fuggire. Intanto i pastori si adunano attorno al Principe Chiaro che armato di nuova e più potente magia li conduce contro le orde di Re Barbaro e le sconfigge.

< All’alba le orde fuggenti delle marionette, ebbre del sogno folle, si precipitano per cercar rifugio nei loro armadi e vi si chiudono dentro. Solo Re Barbarus è abbandonato fuori ed invano egli batte alla porta….

< La strega Morte sopraggiunge e con un colpo di falce gli stronca il capo. Re Barbarus esala così l’anima nera.

< Il Principe Chiaro sposa in fine la bella Liberty e il favoloso suo corteggio, plaude e si dissolve nel primo raggio del sole nascente >.

Questa è la vera istoria delle marionette che voi tutti, grandi e piccini, potrete ammirare attraverso la interessante realtà cinematografica.

Credete sia facile fare la marionetta…. Di professione?

Guardate Gerolamo!

Gerolamo deve essere più psicologo che marionetta. La parte è ardua.

Credete, per esempio, che lui, tutti i giorni, adoperi lo stesso sistema di recitazione?

No! Lì sta l’arte sua.

Davanti al pubblico della Domenica è facile lavorare.

Basta un calcio dato ad una marionetta. Basta il movimento inaspettato delle mandibole di Gerolamo, ché il pubblico scrosci in risate fragorose.

Ma la platea dei giorni feriali è come l’onda infida. Perché?..

Bambini miei. Il mondo è fatto di preconcetti. Il pubblico dei giorni lavorativi va al teatro di marionette per criticare, non per ridere. E’ vero che col pretesto di accompagnare il ragazzo vi ci vanno in cinque o in sei della famiglia; (basterebbe la fantesca!) ma il borghese non va per sentire”Gerolamo” va soltanto per passare la sera….

Pubblico spinoso questo!

Povero Gerolamo. Non basta aprire e chiudere la bocca; parlare di montagne di pasta asciutta; bastonare il briccone. Qui bisogna lottare col preconcetto.

L’impresa è difficile ma Gerolamo è abile sopratutto perché psicologo.

Le “battute” foggiate per il pubblico “snob” sono così indovinate. Le alzate di gamba così rare. I gesti sdolcinati così ingentiliti, che la platea ostile passa in breve dall’ostilità all’attenzione e dall’attenzione alle risa schiette e gioconde.

Anche le languide maliarde dai movimenti studiati non temono più per la propria piccola bocca di cinabro.

E’ buffo ed è bello.

Si divertono le “demoiselles”. E torneranno.

E tornano sempre. Non più “per passare la sera” o per “divertire il ragazzo” ma per divertirsi.

E Gerolamo è orgoglioso di questo pubblico: Egli sa che far sorridere delle donnine di lusso non è poi cosa facile!…

Ed ora addio piccini, il cronista ha creduto di farvi cosa grata parlando un po’ di quel vostro teatro che un tempo era frequentato con entusiasmo da imperatori, e che oggi viene frequentato da tutti, è vero, ma col veleno del preconcetto.

 

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